COSA VEDI

cosa-vedi-promo-a4-20-feb-17-2000

con
Titti Nuzzolese
Pino L’Abbate

scene
Renato Lori e Gilda Cerullo
costumi
Annalisa Ciaramella
aiuto regia
Angela Grimaldi
drammaturgia e regia
Mirko Di Martino


“Un’illusione ottica è un inganno dell’apparato visivo che percepisce qualcosa che non è presente o che lo percepisce in modo diverso dalla realtà”. E’ la stessa illusione che dà forza all’amore, in fondo: quella che mostra le cose per come non sono, che ci fa credere che la felicità si trovi lì dove non è, che spinge uomini e donne a ingannarsi a vicenda. Lo spettacolo racconta le storie di tre coppie impegnate nella dolorosa ricerca di qualcosa che sempre sfugge, tre diverse relazioni che hanno la stessa consistenza di altrettante illusioni ottiche. Due attori interpretano i sei personaggi in un gioco di specchi che moltiplica i piani della visione: attori che interpretano personaggi che fingono, che mentono, che ingannano. Realtà e finzione si confondono fino a scambiarsi l’una con l’altra, le certezze svaniscono lasciando il posto all’ambiguità, la cifra che unisce teatro e verità, amore e sogno. E come in tutte le illusioni ottiche, anche nell’amore, quando alla fine si scopre la vera realtà delle cose, la visione non cambia: l’inganno vince.

“La sedia di Beuchet”: nella prima storia, una donna su una sedia a rotelle torna a casa con un uomo dopo essere stata a cena con lui. Si conoscono da poco, ma è evidente che si piacciono. Scherzano, si baciano, l’attrazione fisica aumenta. Eppure, c’è qualcosa che non torna. Come nell’illusione della sedia di Beuchet, bisogna guardare da una prospettiva diversa per accorgersi di come sono davvero le cose nella realtà.

“Il triangolo di Kanizsa”: il protagonista della seconda storia è uno scrittore che si è fatto costruire una bambola a grandezza naturale identica alla sua ex fidanzata. Per lui, quella bambola è viva, e lo ama come la sua ex non è mai riuscita a fare. Come nell’illusione del triangolo di Kanisza, la mente vede ciò che non c’è, creando da sola quelle stesse forme che è abituata a vedere nella realtà.

“Il cubo di Necker”: nella terza storia, una donna parla con il suo psicologo. E’ evidente che in passato ha subito un trauma, ma c’è qualcosa di strano nel loro rapporto. Secondo il dottore, la storia raccontata dalla donna non corrisponde alla realtà. Come nell’illusione del cubo di Necker, le due facce dell’immagine sono sovrapponibili, rendendo impossibile stabilire quale sia la vera forma della visione.


RECENSIONI